Essere mamma. La necessaria conciliazione a cui stiamo lavorando

Anche se manca poco più di una settimana al termine, stamattina ci ho tenuto ad intervenire in Aula durante la discussione generale del disegno di legge di assestamento.

Sono stati vari i motivi che mi hanno spinto ad esserci, e in primo luogo la passione per quello che sto facendo: occuparmi di politica è una benzina avio che mi ha spinto sempre ad andare avanti a testa alta, con convinzione, impegno e sacrificio.

C’è stato poi anche un altro pungolo molto di carattere personale: pochi giorni fa qualcuno mi ha detto che ..”insomma..è anche ora che tu stia a casa a dare l’esempio alle altre ragazze”… facendo riferimento ai diritti sindacali della maternità. Beh sinceramente l’ho trovato un commento fuori luogo: ogni gestante dovrebbe vivere la propria gravidanza come si sente. C’è chi ha difficoltà vere, di rischi per se stessa e il bambino, che viene giustamente tutelata, ma c’è anche chi ha la fortuna di stare bene fino all’ultimo – come nel mio caso – e non vedo perché non dovrebbe continuare a fare quello che si sente, quando questo ovviamente non diventa uno sforzo pericoloso per la salute della mamma e del bimbo. E poi ovviamente mi stava particolarmente a cuore un aspetto molto importante presente in quella che sarà a breve legge, ovvero le misure dedicate alla natalità.

Da più parti è stata mossa la critica che si tratti di un intervento non strutturale, che non dà stabilità reale e quindi non può, da solo, far ripartire la natalità; che non abbiamo inventato niente di nuovo, che non è abbastanza. Può anche essere vero, in parte, ma sono necessarie alcune considerazioni: innanzitutto questa azione è un punto di partenza, non un punto di arrivo, che vuole concretamente incidere nell’aiutare le famiglie. Famiglie.. già perché c’è una differenza importante tra le politiche conciliative e quelle per la famiglia, al centro del programma di legislatura della coalizione cui appartengo, e in cui mi ritrovo con convinzione.

Le politiche per la famiglia infatti si basano su un presupposto ideale e valoriale da cui poi discendono azioni concrete, mentre le politiche conciliative sono più afferenti al mondo del lavoro, e in taluni casi – dal punto di vista politico – sono una risposta volutamente diversa da quelle che pongono al centro la famiglia. Questo non vuol dire che possano essere fatti passi indietro sul tema dell’occupazione femminile, che ritengo fondamentale in primis per la dignità stessa della donna, oltre che per le ricadute reali dal punto di vista economico e previdenziale per tutto il sistema, ma che, per gli impegni che ci siamo presi con gli elettori lo scorso 21 ottobre, non sono l’unica azione.

Per quanto riguarda l’abbattimento delle rette per i nidi, trovo sia una risposta efficace, che aiuterà tanto, ma che ovviamente andrà inserita in un contesto di garanzia del servizio su tutto il territorio provinciale a cui ci sarà da lavorare per tutta la legislatura e che mi vedrà in prima linea, perchè sono convinta che il servizio oggi assistenziale e di cura prestato dagli asili nido abbia un altrettanto importante aspetto, che è quello educativo. Ma le riforme strutturali non possono trovare forma e compimento in pochi mesi (sarebbero fallaci perché immancabilmente presenterebbero delle lacune), l’importante io credo sia avere ben chiari gli obiettivi principali e quelli che potremmo chiamare “i corollari”, ovvero le iniziative di completamento. E credo che stiamo andando nella direzione giusta.

Cons. Vanessa Masè

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