Madri lavoratrici: unanimità per la proposta della Cons. Vanessa Masè

Oggi in Consiglio regionale è stato approvato all’unanimità, con 63 voti favorevoli, il Voto sul tema delle mamme lavoratrici che ho presentato con le firme anche dei colleghi Mattia Gottardi, Walter Kaswalder, Luca Guglielmi e Mario Tonina. Non mi è possibile taggare gli altri 58 nomi, ma tra le colleghe una particolare attenzione vi è stata anche da parte dei consiglieri Giulia Zanotelli e Stefania Segnana, sensibili al tema anche nella loro precedente veste di parlamentari.

Di seguito il discorso (siamo sempre senza diretta video dovuta alla campagna elettorale delle Europee):

Grazie Presidente,
Gentili Colleghe e Colleghi, avevo preparato questo Voto come iniziativa politica in occasione dell’8 marzo, in modo tale da privilegiare i contenuti alle solite frasi di circostanza, anche se poi il deposito è avvenuto successivamente. I temi dell’occupazione femminile, in particolare dell’accesso e della permanenza delle donne nel mondo del lavoro, e della natalità, sono e rimangono profondamente attuali, e partono da una serie di dati di fatto:
– per una donna trovare lavoro è più difficile, come pure è più difficile ottenere contratti a tempo indeterminato. Per non parlare poi delle opportunità di fare carriera, delle differenze salariali, della impossibilità di conciliare tempi del lavoro con le esigenze della famiglia. E quante altre difficoltà oggettive potremmo elencare!
Se il tasso di occupazione femminile aumentasse, le ricadute a livello economico sarebbero molto importanti e darebbero respiro anche ai conti pubblici: tutti gli osservatori concordano infatti sulla stretta correlazione tra andamento demografico ed equilibri di bilancio, individuando nelle tendenze demografiche avverse uno dei principali fattori di rischio per la sostenibiilità di lungo periodo della spesa pensionistica e sanitaria. Perchè la complessità di trovarsi e tenersi un lavoro (oltre innegabilmente a una serie di altri fattori) incide profondamente sulla volontà di fare figli. I dati italiani mostrano, come nel nostro Paese solo una parte delle donne scelga volutamente di non fare figli o di fermarsi al primo, per le altre, invece, si tratta di necessità correlata ad una serie di motivi, quali la paura della perdita del posto di lavoro, le proprie possibilità economiche rispetto ai costi che un figlio comporta e la mancanza di un sostegno strutturale al lavoro femminile. Non può essere che le donne rinuncino al lavoro per la maternità o alla maternità per il lavoro!

Il dato locale relativo al tasso di natalità è più incoraggiante di quello nazionale, ma comunque in contrazione netta rispetto al passato e non in linea con il tasso di sostituzione.

Se vogliamo che si inneschi un processo che dia risultati e favorisca in maniera significativa le mamme lavoratrici è necessario introdurre nell’equazione anche il mondo delle imprese. Infatti oggi la maternità di una lavoratrice rappresenta, soprattutto per le piccole e medie imprese, un costo aggiuntivo, e sicuramente le più penalizzate sono le piccole realtà produttive, che rappresenta anche il tessuto economico più caratterizzante della nostra Regione. Alcuni contratti collettivi nazionali di lavoro pongono a carico dell’impresa il 20% della retribuzione residuale non corrisposta dall’Inps, oltre ad altri oneri indiretti. Ma la natalità si sostiene anche si se recupera nelle persone la fiducia, e nelle imprese la certezza che la lavoratrice non è un appesantimento per la struttura nel momento in cui affronta la maternità e il periodo conseguente. Ed è partendo da questa analisi che vi sottopongo, insieme ai colleghi firmatari, questo atto. Peraltro andiamo a farlo in un momento molto opportuno: proprio la settimana scorsa la Camera ha approvato una mozione unitaria che fa sintesi di una serie di proposte trasversali, che tocca proprio questo argomento: il voto che discutiamo oggi nella sua forma emendata impegna il Governo ad individuare delle politiche fiscali che consentano, in particolar modo alle piccole imprese, di far fronte agli oneri derivanti dai costi della maternità, attualmente in parte a carico delle stesse, tutelando così al tempo stesso le mamme lavoratrici nel mantenimento del posto di lavoro, mentre la mozione della Camera impegna il Governo, tra il resto, ad introdurre forme di decontribuzione a favore dei datori di lavoro finalizzate a promuovere la fruizione dei congedi delle madri lavoratrice, nonché a ridurre la pressione contributiva anche nei casi di assunzioni sostitutive di lavoratrici in congedo maternità. 

Vi è quindi un canale aperto entro cui ben si può inserire anche la nostra richiesta. Mi sembra inoltre questa una buona occasione per trovare un approccio unitario al tema della donna, della natalità e della famiglia, dopo il dibattito divisivo delle ultime settimane. Possiamo invece fare in modo che queste sfide possano trovare un terreno comune in cui tutti andiamo nella stessa direzione per raggiungere obiettivi importanti, con ricadute fondamentali per le mamme lavoratrici, le famiglie, il mondo economico e quindi la società tutta.

Trento, 17 aprile 2019

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