Masé: discorso in Aula per la discussione generale sulla manovra finanziaria

Cons. Vanessa Masè: Discorso in aula per la discussione generale sulla manovra finanziaria 2020-2020

Presidente, Cari colleghi e colleghe,

la manovra è il momento più importante dell’anno per il Consiglio provinciale, accanto all’assestamento, e, da presidente della Prima commissione, che esamina e licenzia i ddl relativi, non posso che rappresentare a mia volta la necessità e l’esigenza espressa trasversalmente – dai consiglieri di minoranza fino al Presidente della Giunta – di dare maggiore rilievo ai lavori della commissione, dedicandovi un tempo più congruo, affinché in quella sede sia possibile avviare dialoghi e approfondimenti che, per i tempi che in questa sessione abbiamo avuto, è stato possibile fare solo parzialmente.

Se, da un lato, come sempre elegantemente dichiarato dal cons. Tonini, vi è l’intenzione dell’opposizione di partecipare alla discussione con spirito costruttivo per essere una risorsa e non un problema, e, dall’altra, da parte della Giunta (come fatto e non solo occasionalmente, anche se non è stata data particolare rilevanza alla cosa) vi è la volontà di raccogliere quel che di costruttivo appunto arriva e viene ritenuto come “migliorante” la formulazione presentata, avremo dei dibattiti assai proficui.

Certo, come ricordato nelle osservazioni tecniche dei ddl, sono state le norme statali che hanno prodotto un aumento nel numero dei provvedimenti omnibus (che, pare poco ragionevole, dato che i provvedimenti in questione rientrano tutti nella manovra di bilancio, in base alle stesse norme statali). È anche per questo che la manovra dev’essere approvata in tempi stretti, con minori possibilità di dibattito e d’approfondimento. Ma naturalmente in sede di programmazione della sessione, oltre che dal punto di vista del regolamento interno, possiamo intervenire.

Sempre cogliendo uno spunto delle osservazioni tecniche, oltre che del Presidente Fugatti, che nella sua relazione ricorda come debba esserci uno sforzo eccezionale di semplificazione del sistema provincia, per renderlo più snello, più efficiente, credo che in questo senso debba esserci anche una particolare attenzione per migliorare la leggibilità del nostro sistema normativo: facendo leggi più “leggibili”, ricorrendo ai testi unici – come ad esempio si vuole fare per gli appalti – avremo un immediato riflesso sulla sburocratizzazione, cui tutti aneliamo, perché essa rappresenta sicuramente un cappio per tutti, e, a livello macro, per la possibilità di generare più facilmente PIL.

In sede di manovra il PIL rappresenta infatti il fulcro del dibattito, e oggi ancora di più, considerata la significativa riduzione delle entrate per i gettiti arretrati e saldi, che, come tutti con preoccupazione abbiamo notato, diminuiranno di oltre 300 milioni di euro da qui al 2022. Bene credo abbia fatto il Presidente della Giunta a ricordare che questo polmone ristoratore si sta mano a mano esaurendo, e ciò non è un problema da poco. Perché è importante che questo arrivi ai cittadini, alle imprese: sarà importantissimo il lavoro di recupero di risorse finanziarie su partite ancora aperte, oltre che l’ottenimento di una clausola di neutralità fiscale, che le province di Trento e Bolzano faranno con lo Stato, ma dobbiamo fare i conti con un bilancio che non è comparabile con quello degli anni scorsi non solo a causa della nuova contabilità introdotta nel 2016, ma proprio in termini di risorse. È quindi fondamentale trovare misure che indirizzino realmente la crescita, abbiamo bisogno di PIL, se pensiamo che i tributi propri della provincia, i tributi propri derivati, e i tributi di cui lo Stato ci gira i 9/10, rappresentano circa il 90% delle entrate della nostra Provincia.

In questa chiave leggiamo quindi le parole dell’assessore Spinelli, quando in commissione ha detto che dobbiamo considerare prioritariamente l’economicità degli interventi messi in campo, perché l’impostazione delle entrate dopo il Patto di Garanzia del 2014 responsabilizza ulteriormente il sistema trentino. E sempre in questo contesto bisogna leggere la decisione di spingere forte sugli investimenti, per l’effetto moltiplicatore che essi hanno sul PIL. Il passaggio sul “cantarsela” nella relazione del presidente, dopo un intervento di ieri in cui si parlava di speranza, mi sembra ancora più appropriato. La speranza non può essere una bolla entro cui infilare la testa dei cittadini, o un “contarsela”: non si può “raccontarla” oggi alla gente. Le risorse stanno calando, è necessario scegliere con ancora più attenzione dove allocarle. Coniugare il possibile con il necessario è cioè salvaguardare quello che è intoccabile, efficientare tutto l’efficientabile, stimolare all’azione e scegliere cos’altro si può portare avanti e quello su cui focalizzarsi con convinzione. In quest’ottica si spiega anche il rapporto necessario (non solo in termini di obbligo normativo) che si è creato tra i due momenti della manovra e dell’assestamento: cogliere l’opportunità di questa flessibilità può dimostrarsi molto utile nella gestione delle risorse attuali e future. E considerata l’impostazione della manovra nazionale di quest’anno, per cui si inseriscono delle previsioni che poi verranno attuate solo dopo le regionali, ritengo che non sia possibile fare altrimenti. Per cui, la critica al fatto che ci troviamo di fronte ad una manovra aperta e poco determinata sulla parte di competenza, mi sembra veramente strumentale.

Venendo alle tre macroaree di sviluppo individuate (INVESTIMENTI, FAMIGLIE E TERRITORIO) o alle 7 aree strategiche del PSP, vorrei partire proprio dagli investimenti. Innanzitutto, la grande opportunità rappresentata dai giochi olimpici e paraolimpici (anche su questa parte dell’evento vorrei fosse posta la meritata attenzione mediatica): il tempo che abbiamo a disposizione per programmare ed eseguire è breve. In commissione il presidente di ANCE Misconel ci ha dato la misura di questo tempo, ricordando che le stazioni appaltanti più meritevoli, da quando si pensa di fare dei lavori di medie dimensioni, hanno bisogno di 6 anni, e per opere di grandi dimensioni ne sono necessari 10. Quindi il richiamo alla più veloce possibile cantierabilità delle opere ritengo sia per questa partita di straordinaria importanza, parallelamente all’attenzione per far sì che il maggior numero di imprese del territorio possa essere coinvolto in questo straordinario progetto.

Per quanto riguarda gli investimenti sulle infrastrutture, non solo quelle destinate ai giochi, essi possono rappresentare un moltiplicatore eccezionale, oltre a determinare accessibilità e vivibilità del territorio. Parliamo di 1,8 miliardi, con un significativo + 200 milioni, destinati a grandi opere ma anche a quelle di importo meno rilevante, importanti comunque per generare economia e lavoro (in quest’ottica mi vengono in mente anche i 15 milioni “liberati” dalla rivisitazione del Fondo perequativo, che sono a costo zero per la provincia ma potranno ricadere sul tessuto economico locale).

Abbiamo bisogno di una mobilità efficiente, perché viabilità e infrastrutture rendono vivi e vivibili i territori su cui si investe. Citando il documento del Coordinamento provinciale imprenditori, mi sembra molto rilevante l’accento posto sulla necessità dell’efficienza dei collegamenti, sia tra località del fondovalle che tra queste e le valli periferiche. Vivere, e fare impresa, in montagna, costa di più. Le nostre aziende sanno quanto incidano i costi dei trasporti in un ambiente come il nostro. L’ufficio studi della Camera di Commercio ci dice che i settori che si sono caratterizzati per una contrazione dei ricavi sono stati proprio i trasporti (-1,8%) e le costruzioni (-1,4%). E qui tocco un argomento a me piuttosto caro, che rappresenta la voce dei nostri autotrasportatori: da un lato sì il miglioramento della viabilità come si vuole fare, dall’altra la necessità di porre rimedio alla situazione che si è venuta a creare al di là del Brennero con i divieti tirolesi: se siamo una dimensione regionale che va da Borghetto a Kufstein, c’è la necessità della collaborazione di tutti i territori che stanno tra queste due località. Sempre in tema di trasporti, ho presentato una proposta di ordine del giorno relativa alla “appetibilità” della Trento – Malè: credo infatti che gli investimenti per l’implementazione del servizio di trasporto pubblico nelle valli, compreso l’importante investimento per portare avanti quanto già avviato sul cadenzamento, sia fondamentale. Non è detto che da parte degli utenti la risposta sia immediata, (perché cambiare certi abitudini e preconcetti non è subitaneo) ma è importante crederci, perché la sostenibilità ambientale è una sensibilità che non è, come l’Autonomia, patrimonio esclusivo solo di una parte politica. E mi sembra che le politiche di sviluppo sostenibile attivate in questa legislatura, sia nel bilancio di competenza che in termini programmatici, siano degne di nota.

Sempre rimanendo sulle valli, e quindi la montagna, apprezzo particolarmente l’introduzione dell’indicatore sintetico del livello di sviluppo territoriale. Mi sembra la declinazione concreta di quella volontà pragmatica che si sta cercando di portare avanti, sperimentando formule innovative per rispondere ai bisogni reali che emergono dalle nostre comunità, come è avvenuto in occasione degli Stati generali della Montagna. Una delle critiche ricorrenti è che si lavora senza una visione, come se l’ascolto delle categorie significasse “farsi tirare la giacchetta” da bisogni specifici. Come ho già avuto modo di dire, non credo assolutamente che sia così, quanto piuttosto a un cambio di paradigma, ben evidenziato anche dalle parole della Camera di Commercio, quando ha espresso “sincero apprezzamento per il metodo adottato dal Governo provinciale, fortemente orientato al confronto e alla discussione con i soggetti rappresentativi delle istanze del mondo economico, un confronto non di facciata, ma focalizzato su temi e proposte concrete”. Per La Civica questo è un approccio fondante: la Politica deve rimanere ancorata alla realtà, e lo può fare solo se ascolta le istanze e ne sa fare sintesi. I risultati conseguiti dalla politica, che decidiamo qui dentro, potranno essere tanto migliori quanto riusciranno ad essere permeati dall’esperienza di chi fa al di fuori di questa nostra Aula.

A proposito di categorie, rilevo con interesse quanto emerso in sede di audizione da parte dell’Associazione Artigiani relativamente alle piccole attività di artigianato, anch’esse, come i negozi di vicinato che intelligentemente si vogliono sostenere e incrementare, un presidio sociale e territoriale fondamentale.

Passo ora a quello che è il presidio territoriale per antonomasia, e cioè il Comune. Con la firma del protocollo di Finanza locale e con le disposizioni inserite nel disegno di legge 37, viene ridata autonomia gestionale ai comuni trentini, valorizzando il loro grado di maturità, restituendo margini di effettiva operatività ai comuni minori e ridando loro la possibilità di rispondere adeguatamente alle molte competenze e responsabilità di cui sono onerati.

Il superamento dell’obbligo delle gestioni associate delle funzioni rappresenta, in particolare per noi de La Civica, una grande, orgogliosa vittoria. Questo traguardo non implicherà una nuova frammentazione, ma consentirà ai comuni di organizzarsi con intelligenza, autonomia e libertà, senza imposizioni a tavolino e in maniera anche forzosa come era avvenuto nella scorsa legislatura. Da non trascurare anche le nuove regole sulle assunzioni, che concedono ai comuni maggiore autonomia nella copertura dei loro fabbisogni di personale, consentendo anche incrementi delle dotazioni, nel rispetto degli obiettivi di qualificazione della spesa, grazie anche alla fine del turn over.

I Comuni però, per continuare ad esistere, devono rimanere popolati. Ecco quindi l’altra macroarea su cui si è deciso di investire con forza, sia in termini di allocazione di risorse, che di sensibilità. Mi spiace molto quando accade che la valorizzazione della capacità generativa della famiglia tradizionalmente intesa viene additata con varie etichette che personalmente trovo fuori luogo. Cercare di dare impulso alla natalità non vuol dire tornare al concetto di madri fattrici, e neppure pensare che la progressione alla vita (come è stata definita da un collega) sia legata alla monetizzazione. Sono d’accordo che non si fanno figli perché si prende l’assegno di natalità, ma Il Festival della Famiglia ci ha ricordato alcuni concetti fondamentali: se diamo certezza alle famiglie di poter contare su politiche per la famiglia (sia in termini di incentivi che di servizi) concrete e durature nel tempo, allora quei figli solo desiderati potranno diventare bambine e bambini con un nome. Il fatto che le coppie desiderino dei  figli è fondamentale, perché individuando le politiche corrette, è possibile che questi figli “in potenza” diventino “in atto”, per dirlo in termini filosofici. Quindi ben vengano tutte le iniziative messe in atto con l’assestamento e quelle pianificate a livello programmatico sul triennio e fino al 2024, come nel caso dell’assegno di natalità. Vi è stato poi l’intervento sull’aumento della detrazione per reddito femminile per nuclei familiari con almeno due componenti, la riduzione degli rette degli asili nido. Inserisco a questo punto un commento sulla modifica degli scaglioni di reddito cui spetta la deduzione dell’addizionale regionale all’IRPEF, tanto criticata dall’opposizione (per inciso, ricordo che si tratta di una battaglia storica del nostro movimento): questa misura infatti era “flat” per tutti coloro che rientravano nella soglia dei ventimila euro di reddito lordo annuo: il single, chi ha in casa due stipendi… e se è vero che portare da 20.000 a 15.000 euro il reddito deducibile cuba alle casse della Provincia 9 milioni di euro in più, pensiamo che alle persone nel portafoglio portava in media 100 euro all’anno, circa trenta centesimi al giorno. Ma vediamo invece come quei 9 milioni possono essere riallocati, e mi ricollego con il tema che stavo trattando poco sopra: le famiglie. Penso ad esempio, la riduzione del costo del servizio del trasporto scolastico, quello sì ha generato impatto reale sulle famiglie! molto di più che quello, in negativo, che potrà essere determinato dalla modifica dello scaglione.

Vi sono poi molte altre misure significative, come ad esempio il mantenimento dell’articolazione territoriale del servizio di scuola dell’infanzia, pur a fronte del calo di 409 iscritti. E a quegli attori che in questi giorni stanno strumentalmente riferendosi alla proposta di rimodulazione dei servizi 0-6 come un qualcosa che minaccia lo status quo, vorrei ricordare che la curva tendenziale per il futuro determina che questi 409 iscritti in meno nei prossimi anni saranno di più, non di meno, con dei risvolti che dovrebbero essere tenuti presente anche dal punto di vista occupazionale, non solo in termini demografici.

Sempre per agevolare le famiglie, ho presentato una proposta di ordine del giorno perché la Provincia intervenga con un contributo per l’acquisto dei dispositivi antiabbandono. Tralascio di valutare l’opportunità e la sensatezza di questo obbligo, ma fatto sta che tale obbligo c’è, e visto che dallo Stato sono più le domande senza risposta su questo tema che quelle con risposta, mi sembra sia cosa buona che la Provincia intervenga anche in questo senso.

Ma le sfide poste oggi dalla famiglia non sono solo quelle in termini di natalità, ma anche di anzianità. L’indice di invecchiamento in Trentino è pari al 153,7. Questo comporta anche un incremento delle patologie legate all’invecchiamento, e, tra queste, per il peso che comportano sulle famiglie, vi sono le varie tipologie di demenze. Quello che vorrei vedere potenziato è il sostegno alle famiglie che, soprattutto nei territori, accudiscano in casa un anziano con demenza. Per questo ho predisposto una proposta di ordine del giorno per prevedere un ulteriore finanziamento volto a favorire la permanenza presso i propri cari delle persone affette da demenza, sostenendo le famiglie nel percorso di assistenza e di cura con il supporto di operatori formati allo scopo.

Chiudo con un ultimo passaggio sui Centri per l’impiego. Per mia sventura e mio malgrado, a fine 2013, per qualche mese ho avuto modo di frequentare l’ambiente… per dirla in maniera simpatica. Ed è sulla base di quella terrificante esperienza (e non esagero) che vedo in chiave estremamente positiva l’idea di rafforzare l’attività e i servizi erogati dai Centri per l’impiego, a partire dal miglioramento dell’analisi dei fabbisogni occupazionali, con una personalizzazione del percorso. Probabilmente non è molto politically correct, ma anche questo è un settore che ha bisogno di un coraggioso cambio di paradigma, perché non sia un fardello, un momento svilente oppure un’occasione volutamente mancata, ma possa dare effettivamente risposte ai fabbisogni.

E con questo concludo. Il mio intervento, a differenza di quello di alcuni colleghi, non si è focalizzato su realtà particolari del nostro territorio, ma su una valutazione della programmazione e del nostro contesto più generale, perché sono convinta che anche per ogni singola forza politica quello della manovra sia un momento programmatico, per declinare nella propria attività consiliare, di maggioranza o di opposizione, la propria attività.

Trento, 13 dicembre 2019

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