Stati Generali della Montagna: intervista all’Assessore Mattia Gottardi

Dal percorso di ascolto degi Stati Generali della Montagna che fotografia del Trentino è uscita?

Il percorso è stato piuttosto innovativo ed inusuale. Il primo messaggio che abbiamo dato ai territori è stato quello di costituire dei tavoli per ogni settore degli SGM, con i cosiddetti portatori di interessi, che a me piace invece chiamare persone qualificate, per valutare in autonomia le strategie utili all’autogoverno ed allo sviluppo del loro stesso territorio.

Le reazioni sono state di sorpresa e stupore: tutti attendevano le “indicazioni” dell’Assessore o della PAT in ordine al risultato da raggiungere mentre la nostra volontà era esattamente contraria a questa logica.

Massima libertà di analisi e di visione quindi a tutti i territori coinvolti.

Il potenziale era dirompente ed il risultato finale è stato quello di un Trentino che sa ragionare ed evolversi, capace anche di fare autocritica ed analisi.

Un Trentino che sa raccogliere la preoccupazione per il proprio futuro ed ha voglia di governare i processi che lo riguardano, immaginandosi tra 20 o 30 anni competitivo e forte con un’identità da rivendicare e valorizzare.

Rispetto agli obiettivi dell’iniziativa, come è andata in termini di partecipazione e coinvolgimento della popolazione? Sente di avere maggiori strumenti per definire le politiche dei prossimi anni?

Sono personalmente molto soddisfatto della partecipazione e del coinvolgimento dei vari settori e categorie interessate dal processo partecipativo.

I tavoli territoriali sono stati 15 e gli incontri di approfondimento ed analisi oltre 70 con centinaia di persone attive in prima persona e che hanno saputo portare il loro contributo.

Mi ha colpito molto, soprattutto nella fase finale di Comano Terme, dove si sono svolti dei veri e propri laboratori di elaborazione del lavoro dei territori, l’alto livello di preparazione e la voglia di contribuire di tutti i partecipanti.

Ogni tema è stato esaminato in maniera approfondita con un’analisi puntuale.

È stata anche una grande occasione di relazione tra Territori.

Gli spunti che sono emersi certamente costituiscono la base da cui partire per ridisegnare l’assetto istituzionale dell’Autonomia trentina.

Quali linee di indirizzo sono emerse in maniera più forte nel suo ambito di competenza?

Certamente nel mio ambito, che aveva come elemento centrale il tema della governance, sono emersi alcuni concetti netti.

In primo luogo il rafforzamento dei Comuni che sono da tutti stati riconosciuti come presidio istituzionale minimo.

Questo per il loro ruolo di presidio istituzionale di prossimità che il Comune rappresenta e guardando alla questione con gli occhi non degli amministratori ma dei Cittadini che fruiscono dei servizi.

Si è convenuto per questa ragione che il consolidamento dei Comuni passa sicuramente attraverso la loro possibilità di dotarsi di personale adeguato alle esigenze dei servizi da fornire nonché in una maggiore libertà operativa.

Nessuna costrizione da parte della Provincia: nessun obbligo di gestione associata, massima libertà di decidere il proprio futuro.

Allo stesso tempo è giusto tornare a valorizzare il merito agli Amministratori locali che sono letteralmente sommersi di burocrazia e responsabilità e svolgono un servizio che non sempre gli viene riconosciuto.

Infine è stato ribadito da tutti che i servizi presenti nelle Valli devono essere mantenuti (senza ridimensionamenti o chiusure) e potenziati.

Pensando a delle politiche per concretizzare gli indirizzi arrivati dagli Stati Generali, cosa può dirci nel suo ambito di competenza?

Ho personalmente insistito molto sul concetto, caro a tutta la Giunta Provinciale, che nella valutazione del mantenimento di un servizio non si debba tenere conto solo del costo economico – anche perché secondo questa logica dovremmo chiudere tutto o quasi – ma del costo socio economico derivante da una chiusura di un servizio.

Non importa, entro certi limiti, quanto costa un servizio in un piccolo Comune o in una Valle ma evitare che un cittadino delle Valli debba subire i riflessi negativi di una chiusura di quello stesso servizio.

Infatti chiudere significa oltre al mancato servizio per i cittadini, anche costi maggiori per il trasporto, maggiore tempo da dedicare, impoverimento del territorio, ecc.

Per questo ci siamo impegnati come Giunta ad attivare delle politiche, anche in tema di governance, volte al mantenimento dei servizi sul territorio.

Allo stesso tempo è emersa la necessità di mettere in rete le competenze del sistema dei Comuni attraverso modelli organizzativi diversi per i singoli territori per rispondere alle esigenze reali dei cittadini.

Altro tema centrale è stato quello della formazione (in particolare verso il digitale), sia per i dipendenti pubblici che per gli amministratori locali.

Le sfide sono certamente molte e molto ambiziose ma sono certo che il Trentino è pronto per scrivere, tutti insieme, il proprio futuro!

Intervista pubblicata sulla testata giornalistica Il Giornale delle Giudicarie.

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